IPERAMMORTAMENTO INVESTIMENTI INDUSTRIA 4.O – Rinnovata la misura con la novità degli scaglioni

In Industria 4.0, Normativa e Leggi, Super e Iper ammortamento by Marco Belardi

Significative novità, addirittura un ulteriore rafforzamento della misura, introdotte dalla legge di bilancio 2019 – i dubbi sulla normativa applicabile per i beni la cui consegna e messa in funzione è prevista nel 2019 e per i quali è stato versato l’acconto del 20% nel 2018. 

Le aziende, gli operatori, i consulenti interessati all’incentivo dell’iperammortamento, rinnovato con la nuova legge di bilancio 145 del 2018, sono alle prese con un dubbio, scaturito a causa delle novità con le quali la misura è stata riproposta.

A fronte dell’incentivo che, con la legge 232/16, poi prorogato con la legge 205/17, prevedeva la maggiorazione (per i beni in possesso di specifiche caratteristiche tecnologiche) di un’aliquota pari al 150% (in grado per tanto di generare un risparmio reale del 36% sul valore dell’investimento), ora la norma prevede differenti aliquote di maggiorazione:

  • 170% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro
  • 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro
  • La maggiorazione del costo non si applica sulla parte di investimenti complessivi eccedente il limite di 20 milioni di euro.

E’ intanto necessario chiarire che le soglie si riferiscono al totale degli investimenti effettuati nel periodo 2019 – 2020 e non al valore del singolo investimento da cui prescindono.

Inoltre, le aliquote si applicano in modo progressivo: ai primi 2,5 milioni di euro si applica il 170% e solo all’eccedenza si applicano le aliquote inferiori.

Cosicché, nel caso di un valore complessivo di investimenti 2019-2020 pari a 4 milioni, la maggiorazione in base al nuovo regime è pari a 5.750.000 data da 4.250.000 sui primi 2,5 milioni e da 1.500.000 sul eccedenza di 1,5 mln.

Sono però sorti alcuni dubbi in merito al regime applicativo per quegli investimenti effettuati (messi in funzione e collaudati) nel 2019 per i quali, anche di fronte all’incertezza della possibile proroga, il relativo ordine sia stato fatto dall’azienda ed accettato dal fornitore e siano stati effettuati nel corso del 2018 i pagamenti di acconti almeno pari al 20%; ossia se in tale situazione sia obbligatorio applicare la maggiorazione del 150% ex L. 205/17, se sia al contrario necessario applicare la maggiorazione prevista dalla nuova L. 145/18 andando in questo secondo caso il costo degli investimenti in questione a cumularsi con gli investimenti effettuati nel 2019 ai fini del computo della soglia dei 2,5 milioni di euro.

Vi è inoltre una terza possibilità, a mio avviso quella più plausibile, che lascia all’azienda la possibilità di scelta sul regime da adottarsi, ad ogni singolo investimento che rientri nel caso ipotizzato; spiego perché:

l’ambito temporale per l’ammissibilità al godimento del beneficio conseguente al rafforzamento della maggiorazione (c.d. “iperammortamento”) prevede che la data di effettuazione ricada all’interno di precise finestre temporali individuate chiaramente dalle norme rispettive e precisamente:

  • 01 gen 2017 – 31 dic 2017        L. 232/16
  • 01 gen 2018 – 31 dic 2018        L. 205/17
  • 01 gen 2019 – 31 dic 2019        L. 145/18

Tutte e tre le leggi citate prevedono, con analogo meccanismo, un’estensione della finestra temporale, a tutto l’anno successivo, imponendo un’ulteriore condizione che, nell’anno indicato quale ambito temporale, sia stato accettato l’ordine dal fornitore e che siano stati effettuati pagamenti in misura non inferiore al 20% del valore dell’investimento.

Ora, essendo questa una condizione ulteriore, spetterà all’azienda far valere, nel caso abbia interesse a far rientrare l’investimento (o gli investimenti) sotto il regime precedente (maggiorazione del 150%), il fatto di aver soddisfatto il requisito ulteriore ordine/anticipi o se, in caso contrario, far valere il fatto che l’investimento è stato effettuato nell’ambito temporale di validità della nuova norma (con il meccanismo delle soglie).

Ma perché quest’ambiguità può assumere rilievo? Quali sono i casi pratici in cui un regime può risultare conveniente rispetto all’altro?

Vedo di spiegarlo con dei casi concreti.

Innanzi tutto, è evidente che gli investimenti effettuati nel corso del 2019, in assenza di ordine e anticipi pagati risultino agevolabili esclusivamente attraverso il nuovo incentivo con il meccanismo delle soglie e pertanto gli stessi andranno a formare il cumulo sul quale verificare l’aliquota applicabile.

E’ peraltro importante avere presente che gli investimenti rappresentano valori finiti che portano, nel caso concorrano a formare il cumulo, a superare le soglie (in particolare quella dei 2,5 milioni di euro) con salti discreti e non in modo continuo. Alcuni esempi chiariranno meglio tale concetto.

ESEMPIO_1 Supponiamo che un’azienda abbia investimenti 2019 (senza ordine/anticipi) e 2020 BENI_2019 pari ad 500.000 (per comodità di lettura si omette nel testo il simbolo di valuta). Supponiamo inoltre che la stessa azienda abbia effettuato ordini e anticipi nel 2018 (per beni che verranno consegnati, messi in funzione e collaudati nel 2019) per tre beni con i rispettivi valori

  • BENE_1           1.000.000
  • BENE_2              800.000 
  • BENE_3              700.000 

Nel caso prospettato il valore complessivo degli investimenti è di 3.000.000.

Di essi, 500.000 sono inevitabilmente da ascrivere al nuovo regime (cumulando pertanto i primi 500.000 della prima soglia pari a 2.500.000). I tre beni nelle condizioni in esame (ordine accettato e anticipi pagati) assommano complessivamente a 2.500.000 portando complessivamente a superare la soglia dell’aliquota 170% (più premiante dell’aliquota del regime precedente pari al 150%); si noti però che due di essi, qualsiasi combinazione si adotti, non portano al superamento della soglia.

Quale scelta risulta più conveniente per l’azienda, nel caso possa scegliere il regime da adottare per ogni singolo investimento?

La scelta più conveniente è quella di assoggettare solamente il BENE_3 al regime precedente (con una maggiorazione complessiva pari a 4.960.000 contro i 4.750.000 nel caso tutto venisse agevolato con il nuovo regime). Se avessimo ascritto al regime precedente il BENE_2 la maggiorazione complessiva sarebbe stata pari a 4.940.000, minore del vantaggio conseguito con il BENE_3.

ESEMPIO_2 Supponiamo ora che l’azienda abbia investimenti 2019 (senza ordine/anticipi) e 2020 BENI_2019 pari ad 500.000. Supponiamo invece che la stessa azienda abbia effettuato ordini e anticipi nel 2018 (per beni che verranno consegnati, messi in funzione e collaudati nel 2019) per tre beni con i rispettivi valori

  • BENE_1           1.300.000
  • BENE_2               500.000
  • BENE_3               240.000

Nel caso prospettato il valore complessivo degli investimenti è di 2.540.000. Di essi, 500.000 sono inevitabilmente da ascrivere al nuovo regime (cumulando pertanto i primi 500.000 della prima soglia pari a 2.500.000). In questo caso i tre beni nelle condizioni in esame (ordine accettato e anticipi pagati) assommano complessivamente a 2.040.000 portando complessivamente a superare la soglia dell’aliquota 170% e due di essi, qualsiasi combinazione si adotti, non portano al superamento della soglia. Qui risulta più conveniente ascrivere tutti i beni al nuovo regime, con una maggiorazione complessiva pari a 4.290.000. Nel caso avessimo ascritto al regime precedente il BENE_3, la maggiorazione sarebbe stata pari a 4.270.00. Se invece avessimo optato per il regime precedente con i beni 1 o 2 avremmo avuto una maggiorazione complessiva ancora minore, rispettivamente pari a 4.058.000 e 4.218.000. Ora, come desumere una regola generale per orientare la scelta più conveniente nel caso sia possibile optare, per ogni investimento nelle condizioni descritte, per i regimi nuovo o precedente?

Il criterio è semplice ed è il seguente:

  • Si ordinano i beni nelle condizioni opzionabili (ordine accettato/anticipi 20% pagati nel 2018) in ordine decrescente.
  • Si opziona per il nuovo regime per tutti gli investimenti, partendo dal primo di importo maggiore e sommando ad essi man mano quelli di importo minore, che concorrono al raggiungimento della prima soglia di 2,5 mln € ma che non comportino il superamento della stessa.
  • Indichiamo con R il valore residuale dato dalla differenza tra 2,5 mln € ed il montante così cumulato; negli esempi proposti (in corsivo i beni ordinati in modo decrescente): 

ESEMPIO_1    R = 200.000 dato da 2.500.000 – (500.000 +1.000.000 +800.000)

ESEMPIO_2    R = 200.000 dato da 2.500.000 – (500.000 + 1.300.000 +500.000)

  • Se il valore del primo bene escluso dal cumulo (poiché avrebbe comportato il superamento della soglia) è maggiore di 1,4 R è conveniente l’applicazione del regime precedente. 

Diversamente risulta conveniente l’applicazione del nuovo regime.

Negli esempi proposti (R=200.000 quindi 1,4 R= 280.000): 

  • ESEMPIO_1    primo bene escluso BENE 3      valore 700.000 > 280.000 Applico aliquota regime precedente 150%
  • ESEMPIO_2    primo bene escluso BENE 3      valore 240.000 < 280.000 Applico aliquota nuovo regime 170%

Ovviamente ulteriori beni nelle condizioni di opzionabilità saranno tutti ascritti al regime precedente (aliquota 150%).

Sussistendo pertanto queste implicazioni è importante che l’Agenzia delle Entrate chiarisca se i beni nelle condizioni descritte possano essere ricondotti a uno dei due regimi a discrezione dell’azienda o se, al contrario, essi debbano essere necessariamente ricondotti al regime precedente.

Marco Belardi – marco.belardi@intertecnica.net 

Consulente del MiSE – Ministero dello Sviluppo Economico  

Presidente del Comitato Tecnico UNI CT 519 “Tecnologie Abilitanti per Industry 4.0” 

Il testo dei commi 60 e seguenti – Legge 145 del 30.12.2018

PROROGA IPERAMMORTAMENTO

60. Al fine di favorire processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello « Industria 4.0 », le disposizioni dell’articolo 1, comma 9, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, si applicano, nelle misure previste al comma 61 del presente articolo, anche agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato, effettuati entro il 31 dicembre 2019, ovvero entro il 31 dicembre 2020 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

61. La maggiorazione del costo di acquisizione degli investimenti si applica nella misura del 170 per cento per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro; nella misura del 100 per cento per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro e nella misura del 50 per cento per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro. La maggiorazione del costo non si applica sulla parte di investimenti complessivi eccedente il limite di 20 milioni di euro. La maggiorazione non si applica agli investimenti che beneficiano delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 30, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.

62. Per i soggetti che beneficiano della maggiorazione di cui al comma 60 e che, nel periodo indicato al medesimo comma 60, effettuano investimenti in beni immateriali strumentali compresi nell’elenco di cui all’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, come integrato dall’articolo 1, comma 32, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, il costo di acquisizione è maggiorato del 40 per cento.

63. Ai fini della fruizione dei benefìci di cui ai commi 60 e 62, l’impresa è tenuta a produrre la documentazione di cui all’articolo 1, comma 11, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.

64. Resta ferma l’applicazione della disposizione di cui all’articolo 1, comma 93, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Resta ferma, inoltre, l’applicazione delle disposizioni in materia di investimenti sostitutivi previste dall’articolo 1, commi 35 e 36, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.

65. La determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e per quello successivo è effettuata considerando quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni di cui ai commi 60 e 62.